Settembre 2004
EVASIONE FISCALE:
NASCOSTI 200 MILIARDI L’ANNO
Sono sempre scandalosi i dati sull’evasione
fiscale in Italia. Dal quotidiano La Repubblica del 31 maggio 2004 apprendiamo difatti quanto segue: «Gli ultimi dati riservati dell’Agenzia per le Entrate sono clamorosi:
alla tassazione sfuggono 200 miliardi di euro all’anno».
In sostanza, tenendo conto delle imposte che graverebbero sull’imponibile
(ovvero Irpef, Iva, Irpeg,
…) ogni anno alle casse dello Stato sfuggono circa 100 miliardi di euro.
Si tratta di un importo pari
al 7% circa del Pil – Prodotto interno lordo italiano
(quasi l’equivalente della spesa sanitaria nazionale!). Una buona fetta di quest’enorme
flusso di danaro sarebbe indirizzata verso prodotti di
lusso e beni rifugio (auto di grossa cilindrata, acquisti di case in montagna o
al mare, gioielli griffati, …). Riferisce sempre La Repubblica che la
maggior parte dell’evasione si annida nei servizi alle imprese, nel commercio e
nei servizi alle famiglie. Il Sud e le Isole costituiscono l’area geografica
ove l’evasione è più intensa (34,5%); seguono a ruota il Nord-ovest (26,5%), il
Centro (20,1%) ed il Nord-est (18,9%).
I dati rilevano che il fenomeno dell’evasione
fiscale negli ultimi anni è in crescita, nonostante che l’attività di controllo
da parte degli enti preposti possa contare anche sull’uso di tecnologie
sofisticate, per esempio le elaborazioni al calcolatore e le verifiche
incrociate sui dati in possesso dai vari enti pubblici. Il Ministero del Tesoro
prevede per i prossimi mesi un aumento dei controlli da parte della Guardia di
Finanza; nei primi cinque mesi del 2004, peraltro, sono stati scoperti più di 4mila
evasori totali o paratotali per un imponibile sottratto a tassazione pari a 4,3
miliardi di euro (cfr. Conquiste
del lavoro del 24 giugno 2004).
E’ evidente, però, come tali azioni di vigilanza
si dimostrino per nulla sufficienti: una attività di
contrasto all’evasione svolta solamente sul fronte dei controlli risulta di
fatto non adeguata a porre realmente un freno all’entità del fenomeno; lo
dimostra il fatto che di anno in anno l’evasione fiscale non si arresta. Occorrerebbe
invece intervenire urgentemente a monte del problema,
con una politica fiscale orientata a prevenire un fenomeno che ha assunto
oramai il ruolo di vero e proprio “cancro” della società (cfr.
Prospettive assistenziali n. 142, 2003).
Per esempio, è risaputo che l’uso di strumenti
quali quelli del condono (utilizzati anche da questo ultimo
Governo), che in sostanza favoriscono soprattutto i cittadini che agiscono al
di fuori delle regole, non possono che accentuare il fenomeno dell’evasione
fiscale. Altresì, sarebbe invece fondamentale rendere obbligatoria la registrazione
di tutti i dati patrimoniali nella dichiarazione dei redditi ovvero anche quelli
costituiti da beni quali autovetture, gioielli, quadri di valore, ecc. (cfr.:
«Come viene fatta
la dichiarazione dei redditi e dei beni in Svizzera», Prospettive
assistenziali n. 118, 1997).
Peraltro, se da un lato l‘evasione del fisco tende ad aumentare, per contro nel 2003 la spesa sociale ha subito una riduzione della crescita pari a 4 miliardi di euro in meno rispetto all’anno 2002 (cfr. il quotidiano La Stampa del 18 agosto 2004). Due fenomeni che se osservati insieme rappresentano un triste esempio di iniquità sociale!