Il volume della nuova collana “Attività & Responsabilità” della casa editrice Halley è diviso in due parti: profili penali e civili.
La prima parte inizia con l'inquadramento del
concetto di "trattamento medico" ed alla liceità dello stesso, legato
com'è al
cosiddetto "consenso informato" da parte dell'avente diritto, pur con le limitazioni
del caso (stato di necessità, "diritto a non curarsi", ecc.). Ciò nonostante
appare chiaro che l'adempimento del trattamento sanitario costituisce un vero e
proprio obbligo/dovere da parte del medico.
Il testo approfondisce di seguito il concetto
di "consenso informato", necessario in considerazione dell'inviolabile diritto
alla libertà personale, fisica e morale e nel rispetto della persona umana
all'autodeterminazione, sancito all'art 13 comma 1 e articolo 32 comma 2 della
Costituzione. ll paziente peraltro ha diritto a ricevere una
dettagliata informazione, che costituisce parte integrante del trattamento
sanitario.
Sono elencati poi i più importanti casi in cui è
necessario il consenso informato, per esempio con riferimento alla legge
194/1978 sull'aborto terapeutico, alla legge 219/2005 sulle trasfusioni del
sangue umano, alla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, ecc.
Nel caso di persone di età minore di 18 anni il consenso è espresso dagli esercenti la potestà genitoriale, o dal tutore o dal giudice tutelare.
Non altrettanto approfonditamente purtroppo
appare
affrontato invece il discorso sul consenso espresso dal tutore o dal giudice
tutelare o dal tribunale, nei casi di maggiorenni interdetti, o
sottoposti ad amministrazione di sostegno.
Anche se è interessante la citata "Convenzione
sui diritti dell'uomo e sulla bioetica", approvata a livello europeo e ratificata
dall'Italia con la legge 145/2001, la quale ha dedicato un intero capitolo
all'argomento, trattando pure della protezione delle persone che non
hanno capacità di dare consenso.
Nel secondo capitolo si passa all'esame il concetto di colpa professionale (che si distingue dal dolo essenzialmente per l'assenza della volontà di commettere il fatto) e le sue varie articolazioni, esponendo l'evoluzione dell'atteggiamento giurisprudenziale in merito alla responsabilità del medico.
Il capitolo successivo, con copiosa giurisprudenza e
casistica, affronta il problema del nesso causale tra agire medico (o omissione)
e risultato dell'azione, ovvero tra condotta e danno.
Qui la dottrina dominante appare essere in
generale a favore della difesa della professione medica.
Interessante l'approfondimento dell'omissione
quale rifiuto (art. 328 comma 1 c.p. ) ove si ravveda una responsabilità
maggiore del medico e cioè la presenza del dolo, soprattutto se dall'atto
specifico ne scaturisce un danno per il paziente (oltre che un danno per la P.A.
nell'interruzione del pubblico servizio).
Peraltro è evidenziato come tali situazioni
ricadano maggiormente nelle attività di medico di guardia e di 118, ovvero nelle
relative omissioni di intervento.
In questi casi è evidente la pesante
responsabilità medica e la relativa condanna.
Interessante citare parte della sentenza della
Cassazione Pen., VI sez., n. 9493/1995, laddove riporta che: <<...il medico di
guardia, anche ai sensi dell'art. 14 della legge 27 marzo 1969 n. 128, (...) non
può rifiutare il ricovero qualora ne abbia accertata la necessità>>.
Conclude il capitolo una serie estesa di aspetti pratici ed applicativi in caso di lesioni a danno del paziente al fine di porre in atto azioni penali e di risarcimento civile. Sono altresì uniti dei modelli base per la costituzione di parte civile e per la denuncia-querela.
Il capitolo quarto esamina altri profili di
responsabilità, come quello specifico del medico psichiatra, più esposto a causa
della tipologia della problematica sottesa.
Premesso che la prognosi psichiatrica è per
sua natura più esposta alla imprevedibilità della condotta che caratterizza tali
sindromi, la stessa giurisprudenza tiene conto di tale realtà.
La trattazione qui è più variegata e porta la
disamina a soluzioni non univoche visto il delicato equilibrio esistente tra
libertà personale e tutela dell'integrità fisica propria ed altrui, tra
incapacità personale e diritto alle cure.
Altro profilo di responsabilità specifica trattata è quello del medico legale, il cui agire è maggiormente legato ad inquadrare giuridicamente un fatto medico che non a curare.
Si aggiungono poi le responsabilità del medico nel compimento dell'attività di certificazione (reato di falso, ex art. 476 del c.p.).
Prosegue con un cenno sull'esercizio abusivo della professione medica, senza però affrontare il problema dell'esercizio abusivo all'interno delle pseudo strutture sanitarie per anziani, problema purtroppo assai grave portato alla ribalta in genere più dai Nas dei Carabinieri che per mezzo delle attività di vigilanza delle Asl.
Altre questioni toccate sono quelle legate alla privacy, ai profili di responsabilità degli specializzandi, al reato di favoreggiamento personale (es. cure a latitante), e per finire a quello del "comparaggio farmaceutico" ovvero alla prescrizione di farmaci in cambio di denaro o equivalente.
Nella seconda parte del volume (Profili civili) vengono trattate le responsabilità del medico in quanto parte di un contratto di lavoro subordinato, sia relativamente ad una struttura pubblica che ad una casa di cura privata.
Di seguito - capitolo sesto - è trattato il tema dei danni
addebitabili al medico in qualità di professionista intellettuale.
E' nuovamente affrontata e approfondita (anche
se con qualche ripetizione rispetto alla prima parte del volume) la tematica
del consenso informato; soprattutto sono affrontati i fondamenti legislativi. Il
consenso informato si intenderebbe quale permesso fornito dal paziente all'agire
del medico, sempre necessario salvo prestazioni obbligatorie previste per legge.
Finalmente si accenna alle modalità
dell'informativa del consenso relativamente ai soggetti interdetti, ovvero incapaci di agire, ov'è ribadito che il consenso debba
essere fornito da chi esercita la potestà genitoriale (nei riguardi del minore),
o dal tutore (nel caso di interdetto).
Di seguito è poi approfondita la peculiare responsabilità medica rispetto a quella contrattuale, la colpa medica e i profili giurisprudenziali. Segue una casistica particolare con riferimento ai danni ai nascituri (anche in fase pre-natale) dovuti a insipienza medica.
L'ultimo capitolo (il settimo) è relativo alla responsabilità contrattuale ed extracontrattuale del medico.
Chiude il volume un glossario essenziale della principale terminologia giuridica utilizzata nel libro, ed un indice analitico.
Al termine della lettura del volume, possiamo
affermare che si tratta di un'opera molto interessante, che affronta numerose
questioni suffragate da ampio supporto normativo e giurisprudenziale.
Sicuramente utile per il professionista
medico, per l'operatore sanitario nonché per l'avvocato, ma anche utile per il
cittadino-utente e per le organizzazioni di rappresentanza.
Tralascia, o approfondisce poco, forse, qualche
aspetto. Per esempio non appare affrontata la problematica relativa alle dimissioni
selvagge dei malati cronici non autosufficienti dagli ospedali e case di cura
private convenzionate, ancora bisognosi di cure ovvero di continuità
terapeutica. Si tratta di atti disumani, a volte espressi anche con le minacce (che
costituiscono reato ai sensi dell'art. 612. del c.p. "Chiunque minaccia ad
altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa
fino a cinquantuno euro. Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi
indicati nell’articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno e si
procede d’ufficio") da parte di medici primari e collaboratori nei confronti dei pazienti e familiari per
imporre una accettazione delle dimissioni. Si leggano per tali fatti i numerosi
casi segnalati dalla rivista Prospettive assistenziali (per es.: Prospettive
assistenziali, n. 124/1998 "Abbandono
di anziani malati cronici non autosufficienti e minacce contro i familiari:
profili penali" di Elena Brugnone; oppure, sul n. 150/2005
Continua l'eutanasia da abbandono di anziani malati).
Appare altresì poco approfondito l'aspetto del consenso
informato nei casi di interdetto.
Sarebbe utile poi agevolare la lettura di una
materia così complessa e difficile attraverso l'utilizzo di schemi, sottotitoli,
rimandi, richiami, note, ecc. poco presenti nel testo, cosi come una esposizione
più organica ed integrata tra le due parti.
In conclusione, si tratta comunque di una importante iniziativa, molto interessante ed utile, che arricchisce culturalmente e che a nostro avviso non può mancare nella nostra biblioteca.