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La nefasta Legge delega sulla Non Autosufficienza

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La nefasta legge delega per la non autosufficienza

Una lunga coda di consensi ha accolto il varo dello schema di Disegno di legge delega sulla Non Autosufficienza. Un colpo di mano inserito il 10 ottobre tra gli ultimi provvedimenti del Governo Draghi.

Nella realtà, andando oltre alle “veline” più o meno istituzionali e alla propaganda, stiamo parlando di una norma non solo inadeguata bensì nefasta per la categoria che intenderebbe tutelare, ovvero gli anziani malati non autosufficienti.

Ma come? La sponsorizzano Sindacati, gestori di strutture, Ordini professionali, Terzo settore! Eppure, di fatto toglie diritti e foraggia interessi di parte.

Primo. Nuovi diritti non ce ne sono. Le famiglie continueranno ad essere in balìa di sè stesse. Il Disegno di legge non garantisce l'accesso alle prestazioni domiciliari e non aggiunge nulla a quelle previste in Sanità (Adi, al massimo poche ore all’anno).

Secondo. È allarmante l'istituzione di un sistema “a parte” per l'assistenza agli anziani, compresi i malati cronici non autosufficienti. Una discriminazione che nega pari diritti sanitari tra cittadini. Una sorta di ghettizzazione per chi non viene considerato più produttivo. Oggi gli anziani malati cronici non autosufficienti stanno “dentro” al Servizio sanitario nazionale; ciò garantisce il diritto ESIGIBILE alle cure sanitarie e socio-sanitarie (legge 833/1978 e LEA). Domani si troveranno (ci troveremo...) in questo “Sistema” a sé stante ove le risorse non saranno più garantite.

Terzo. C’è il serio rischio che venga intaccato il diritto all’indennità di accompagnamento. Un diritto oggi certo ma le cui risorse fanno “gola” per foraggiare altre prestazioni.

Come criticamente ricorda il Prof. Francesco Pallante, Docente di Diritto Costituzionale all'Università di Torino (Il Manifesto, 20 ottobre 2022), «due sono gli assi portanti della nuova normativa».

«Il primo – ripetuto come un mantra – è che tutte le misure previste nel Disegno di legge sono disposte “nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente”. Il che, considerata la pletora dei malati già oggi scaricati dal Servizio sanitario sulle famiglie vale, di per sé, a palesare l’inadeguatezza dell’intervento normativo.

«Il secondo è la sottrazione dei malati non autosufficienti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) e la loro assegnazione all’istituendo Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (Snaa). Una misura volta a complicare la tutela in giudizio dei diritti dei malati, dal momento che l’esigibilità di tutto quel che è ascrivibile al diritto alla salute è, all’atto pratico, incomparabilmente più solida di qualunque altra prestazione assistenziale».

Con il Disegno di legge, si ha dunque l’ultimo tassello di una progressiva erosione dei diritti di chi non può difendersi.

L’obiettivo è perseguito da decenni: scaricare dal comparto Sanitario (che prevede diritti universalistici e risorse legate ai bisogni) al settore dell’assistenza (che prevede l’accesso in base all’Isee e risorse a priori limitate), tutti coloro che seppur malati non guariscono (ma sono sempre curabili!) e che hanno necessità di cure di lunga durata.

Con questo Disegno di legge le famiglie continueranno ad impoverirsi. In particolare si impoverisce il ceto medio/medio basso, i cui pochi risparmi fanno gola per esempio alle compagnie di assicurazione che non a caso sono tra i sostenitori del provvedimento.

Cosa si poteva fare? Primo. Garantire e difendere i diritti esistenti in Sanità per tutti i cittadini malati guaribili e inguaribili (ma sempre curabili!). Secondo, aggiungere nei Lea, che sono diritti esigibili per tutti, il riconoscimento di un contributo economico in Sanità per sostenere i costi delle altre prestazioni che si devono assicurare al domicilio 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, al paziente malato non autosufficiente, anche con l’aiuto di altre persone (badanti); così come nei LEA è riconosciuto a carico della sanità il 50% del costo della retta di ricovero in RSA.

E adesso? Questo provvedimento cade come una scure su un sistema socio-sanitario già alla deriva, in particolare per gli anziani malati non autosufficienti in RSA, sempre più in uno stato di abbandono e di degrado. La pandemia a quanto pare non ha insegnato molto. Associazioni e famiglie dei malati sono pronte a dare battaglia.

Giuseppe D'Angelo

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